L’irrigazione dell’ailanto è un aspetto che varia drasticamente in base all’età dell’esemplare e alla tipologia di suolo in cui è stato inserito. Sebbene la specie sia rinomata per la sua tolleranza alla siccità, le piante giovani necessitano di un apporto costante durante i primi due anni di vita. Un regime idrico equilibrato favorisce uno sviluppo radicale profondo che renderà l’albero completamente autonomo nelle stagioni successive. In questa fase delicata, la regolarità è molto più importante della quantità totale di acqua somministrata in un singolo intervento.
Durante le calde giornate estive, gli alberi giovani dovrebbero ricevere acqua almeno due volte a settimana per evitare che le foglie appassiscano visibilmente. È consigliabile intervenire nelle ore più fresche della giornata, come la mattina presto o la sera tardi, per minimizzare l’evaporazione superficiale. L’irrigazione deve essere localizzata alla base del tronco, evitando di bagnare eccessivamente il fogliame per prevenire lo sviluppo di funghi patogeni. Una volta che l’albero ha raggiunto una dimensione significativa, le sue radici saranno in grado di attingere umidità dagli strati più profondi del suolo.
Le piante adulte, al contrario, raramente necessitano di interventi idrici artificiali, tranne in casi di siccità prolungata che mette a rischio la salute dell’ecosistema locale. Esse hanno sviluppato un sistema di adattamento che permette di chiudere gli stomi fogliari durante le ore di picco termico per conservare i liquidi interni. Un eccesso di acqua in questa fase potrebbe addirittura essere controproducente, favorendo una crescita troppo lussureggiante e rendendo il legno più fragile. Il miglior indicatore resta sempre l’osservazione del terreno, che deve risultare asciutto per diversi centimetri prima di considerare un nuovo apporto idrico.
La concimazione non è una pratica strettamente necessaria per questa specie, ma può essere utile per stimolare una crescita più ordinata in terreni estremamente degradati. Se si decide di intervenire, è preferibile utilizzare un concime organico a lenta cessione come lo stallatico pellettato o il compost ben maturo. Questi materiali migliorano la struttura del suolo e rilasciano i nutrienti in modo graduale, evitando picchi di azoto che causerebbero allungamenti eccessivi dei rami. L’applicazione dovrebbe avvenire all’inizio della primavera, distribuendo il prodotto sulla superficie del terreno sotto la proiezione della chioma.
I fertilizzanti chimici complessi, ricchi di fosforo e potassio, possono essere impiegati solo se si notano carenze nutrizionali specifiche manifestate attraverso decolorazioni fogliari. Un eccessivo apporto di azoto può rendere la pianta più suscettibile agli attacchi di parassiti succhiatori di linfa che prediligono i tessuti teneri. Bisogna sempre ricordare che l’ailanto è un accumulatore naturale e riesce a estrarre minerali anche da substrati dove altre piante morirebbero di inedia. Una gestione sobria della nutrizione è la chiave per mantenere un albero sano, longevo e strutturalmente solido nel contesto del giardino.